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ROSA del SUD (Cultural Bridge 2015)

Milagro Acustico is a marvelous southern Italian band that, under the direction of Bob Salmieri (a ney and saxophone player), has released many programs of thematically-linked music. These two – Sicilia Araba, Arabic Poets of Sicily 827-1091 (2013), and Rosa del Sud (2015) – are very different in focus. Southern Italy has an ancient heritage of being a crossroads in the Mediterranean, with the Italian population being exposed to Greek, Middle Eastern, and African influences. On Sicilia Araba, the ensemble explores the Islamic influence upon Sicily. Rosa del Sud revisits the music of Sicilian singer Rosa Balistreri in an extraordinary fashion, by using recordings of Balistreri's voice in their own new musical settings. What both albums have in common are chords of memory and history that resonate today. These two recordings give us Milagro Acustico at their best. The sound is positively luscious, and the band has updated it by simply allowing the instruments breathing room; both albums sound primarily acoustic, with little or no electronic backing. They have mined Arabic poetry before, and on Sicilia Araba the band sounds both sinuous and deeply funky. The Arabic influence in Sicily runs deep, from times of conquest in the 700 to 800s, up through the Norman Conquest from 1075 to 1087. Muslim civilization contributed greatly to expanding Sicilian agriculture and trade. And, of course, there was poetry. The texts themselves – comprised of fragrant poetry -- are sung in a keening, passionate mode; these are songs of both arrival in Sicily, experiencing Sicilian life, and of mourning Sicily from afar. Rosa del Sud exhumes Rosa Balistreri's voice itself. The album, just shy of thirty-one minutes, is an experimental EP. Balistreri was born in 1927 in Sicily, and died in 1990 in Palermo. She experienced her share of poverty and sadness over her lifetime. A daughter of the south, like many others she moved away from Sicily to seek a better economic livelihood. Balistreri worked as a maid, as well as at other laboring jobs. With men, she found herself exploited; Balistreri attempted to kill her first husband, and later, as a maid with a wealthy family, she was impregnated by a son of the family and ended up on the streets. Nonetheless, Rosa Balistreri found herself in close connection with artists, and she also sang: Dario Fo recognized her talent, and her recording output bloomed.Rosa del Sud situates Balistreri's strong voice, redolent of a life of struggle, in sonic environments that quite often dip into reggae; the songs swoon and sway with sympathetic dance vibes. The connection, of course, between Balistreri and reggae lies in suffering and the resilience born out of bearing the sorrows of life: whether Jamaican or a poor southern Italian, the sentiment is heartfelt. Milagro Acustico carries off this daring project with grace.

Lee Blackstone - Rootsworld

Il mito di Rosa Balistreri rivive nel nuovo album dei Milagro Acustico. A questo giro focus doppiamente meritato per i Milagro Acustico: vuoi perché il loro decimo disco trasuda bellezza da ogni solco, vuoi perché le sette canzoni che troverete al suo interno sono interpretate dalla voce indimenticabile della leggendaria Rosa Balistreri. Dunque, un progetto provvidenziale per chi ha amato la cantante di Licata, per chi se la stava dimenticando e per chi non l’ha mai conosciuta. Ho conosciuto Rosa Balistreri nell'estate del '63 (o '64) quando venne a cantare alla “Festa de l'Unità” a Piombino, la mia città. Ero membro di un gruppo che faceva ricerca e proponeva il canto popolare, nelle sue varie articolazioni culturali, specialmente quella di natura politica e sociale. Dopo il suo concerto, bellissimo, Rosa rimase con noi nella sede del PCI, dove parlammo e dove ci chiese di cantare qualche nostro brano. Un po' intimoriti dalla grandezza del personaggio (per noi un mito) cantammo e Rosa ci lodò e ci incoraggiò a continuare. Io avevo tutti i suoi dischi e, successivamente, acquistai come cose preziose tutti quelli che via via pubblicò. La voce di Rosa era (è) unica, ti graffia le orecchie e l'anima; le sue interpretazioni di testi sia sacri che profani del folklore siciliano, hanno un'intensità e una profondità straordinaria, rinnovano la pregnanza di ogni melodia e di ogni parola, come se nessuno mai le avesse cantate prima. Era un'isolata anche nel mondo della canzone popolare, che allora conosceva una diffusione eccezionale. L'unica che, pur nella differenza assoluta del timbro e del repertorio, le poteva essere avvicinata era Giovanna Daffini Carpi. Ma in Rosa, piccola grande donna del sud, c'era di più, c'era l'eco vissuta sulla sua pelle delle sue drammatiche esperienze di vita, una vita costellata di tragedie e di dolori. Molte delle folk-singers si lasciarono sedurre allora dal richiamo dello star system; anche Rosa partecipò a un'edizione di “Canzonissima”, ma il pubblico "da Sanremo" non poteva capire né apprezzare quella voce unica, quel viso scolpito nel granito, espressivo come il suo canto. Quando i Milagro Acustico hanno registrato un CD con la voce di Rosa, ho sentito una gioia straordinaria, ancora prima di ascoltarlo. Anche se va detto che nel lascito di Rosa già compaiono molti brani arrangiati e suonati benissimo, tuttavia fornire alla sua voce - estrapolata da alcune vecchie registrazioni un po' misere nell'arrangiamento, basato, ad esempio, solo su un lieve soffio di vento (strumenti anemofoni) e qualche campanella - un accompagnamento fedele al suo stile, ma ricco di un'orchestrazione nuova, affascinante, con l'intreccio sapientissimo di suoni magici, prodotti da strumenti classici ed etnici, è un'operazione che, all'ascolto, fa venire i brividi I brani sono in genere più elaborati degli originali: A tirannia ad esempio, passa da minuti 1,05 a minuti 4,27, ma chi ascolta vorrebbe che durasse ancora. I Milagro Acustico hanno ripetuto il "miracolo"; bravi! Continuate nel vostro eccezionale cammino e magari continuate a lavorare nel repertorio di Rosa che solo mezz'ora non ci può bastare. Io vi ringrazio con tutto il cuore e sono certo che, dall'aldilà, lo avrà fatto anche lei.

Rinaldo Bartaletti - La Scena

Un disco necessario. Per certi versi inevitabile. Il risultato di un omaggio, di un tributo, se non qualcosa di più. È un abbraccio smisurato, intenso, ricco di sentimento ad aver legato in modo indissolubile i Milagro Acustico e il ricordo di Rosa Balistreri. Da una parte un collettivo coeso, che non ha mai nascosto l’attrazione per l’Oriente e la World Music, dall’altra una cantastorie forte, passionale e al contempo sfortunata, icona della Sicilia degli ultimi, dei diseredati. Due mondi differenti ma contigui, accomunati da una forte “sicilianità”, che in Rosa del sud riescono a muoversi in parallelo. Un progetto inserito in un percorso per nulla scontato (e, a dire il vero, piuttosto scivoloso), partito estrapolando la voce dell’artista di Licata da alcune sue vecchie canzoni – la maggior parte delle quali realizzate dispiego di mezzi ridotto ai minimi termini – per poi inserirla in un contesto più dinamico, maggiormente legato alla modernità. Compito che i Milagro Acustico svolgono con cura, senza tradire le proprie convinzioni. Le storie di Rosa Balistreri rivivono all’interno di un suono meticcio, legato alla polvere del Maghreb ma non privo di ulteriori suggestioni. Inserite spesso in fraseggi di ispirazione jazz, tentazioni reggae se non blues, complicità bandistiche. Tabla, oud, percussioni in arrivo da chissà dove spingono gli arrangiamenti verso una sonorità in bilico tra la parte più settentrionale dell’Africa e quel Medio Oriente che appare sempre più come una terra promessa. Rosa del sud funziona in quanto espressione di vitalità, di un cammino che la band di Bob Salmieri ha intrapreso con convinzione da parecchi anni. Resta da chiedersi se Rosa Balestrieri avrebbe approvato. E con quale sorriso si sarebbe abbandonata tra le certezze offerte dai Milagro Acustico.

Giuseppe Catani - Mescalina.it


Multietnico collettivo aperto attivo da oltre vent’anni in una ben protetta nicchia d’arte a cavallo tra folklore, world-music e recupero della tradizione popolare mediterranea latu sensu, il progetto Milagro Acustico, diretto dalla poliedrica figura di Bob Salmieri, si arricchisce con “Rosa del Sud” di un nuovo capitolo improntato alla valorizzazione del territorio attraverso un linguaggio musicale che brilla per un entusiasmante sincretismo apolide. Opera che travalica i confini della musica in sé per divenire testimonianza di un tempo istoriato nella memoria, documentazione preziosa beatificata nel salvifico fonte battesimale di una nuova resa sonora, “Rosa del Sud” si potrebbe erroneamente derubricare a devoto tributo alla sfortunata antidiva popolare Rosa Balistreri, artista siciliana dalla tormentata esistenza; in realtà, è lavoro ben più complesso, che intende restaurare la nascosta rilevanza di un personaggio tanto grande quanto sommerso, donando alla sua anima più profonda – essa sì mai fiaccata dalle asperità di una vita di tortuosa sventura e quasi ininterrotti patimenti – la lucentezza di una new morning lontana dal dolore che indelebilmente la segnò. Estrapolando la voce di Rosa - aspra e sofferente, densa e feroce - da vecchie registrazioni effettuate con povertà di mezzi, Milagro Acustico ne riveste la filigrana con nuove composizioni inedite in un milieu capace di coniugare mirabilmente istanze mediorientali, jazz, suggestioni nordafricane ed una permeante aura folkish declinando generi e dolente emotività con l’ausilio di una ampia strumentazione e di una scrittura sempre intelligentemente funzionale alla resa complessiva. Come fosse la restaurazione a colori di un film nato in bianco e nero, “Rosa del Sud” sa ammaliare sulle ali di un canto di sirena vibrante e sbagliato, regalando al vetriolo della voce di Rosa la bandistica aria arabeggiante di “Carzari vicaria”, il reggae sbilenco di “Sognu comu un cunigliu”, lo straziato vocalizzo in coda alla sfavillante “Rosa”, o ancora la cadenza funerea – quasi blues – di “Ti nni vai”, senza mai smarrire il filo conduttore che lega e impasta le sette gemme dissotterrate dall’hortus conclusus di questa paradossalmente iconica chanteuse di strada. “Rosa del Sud” non è commemorazione bensì rinascita, gesto d’amore per l’artista, la donna, la persona ed il suo corrotto mondo spezzato, atto affatto compassionevole che celebra una resurrezione virtuale con la rispettosa deferenza dovuta a Rosa, mai così viva nella sua incrollabile dignità e nella sua ferrea volontà di lasciarsi udire oltre una redenzione divenuta imperitura.

Manuel Maverna - Musicmap


ROSA DEL SUD, IL TRIBUTO DEI MILAGRO ACUSTICO ALL’OPERA ARTISTICA DI ROSA BALISTRERI

Rosa del Sud, il nuovo lavoro in studio dei Milagro Acustico, un tributo e un omaggio a Rosa Balistreri a 25 anni dalla sua scomparsa.I Milagro Acustico presentano Rosa del Sud, un disco tributo, un pensiero a Rosa Balistreri e alla sua musica a 25 anni dalla sua scomparsa.La stessa band ci tiene a precisare che questo Rosa del Sud non è soltanto una raccolta dei brani della cantautrice, ma un omaggio a una grande cantautrice; tanto è vero che i Milagro Acustico hanno riarrangiato e registrato nuovamente i brani estrapolando la voce della Balistreri da vecchie registrazioni per mixarla con la nuova base, ottenendo un lavoro unico nel suo genere.Chiaramente siamo davanti a un disco di musica popolare, ma non solo: Rosa del sud è un lavoro moderno, dagli arrangiamenti dinamici che restano ancorati saldamente alle radici di un genere e di una tradizione tutta italiana, aggiungendo, però, una vena moderna, un soffio di innovazione e di creatività che rinfresca un genere collaudato a più riprese, che dimostra una continua evoluzione.L’avvolgente pienezza della musica popolare si “scontra” e si fonde con arrangiamenti eleganti e una serie di sfumature sonore dal reggae al jazz, un mix sapientemente elaborato di suoni e profumi nostrani e centinaia di influenze mediterranee che fanno da contorno e arricchiscono la voce di Rosa Balistreri che risuona potente, intensa e struggente.Poesia e atmosfera, il profondo sud che esplode prepotente nota dopo nota in questo viaggio spirituale e fisico attraverso questa terra fatta di gente umile e raccontata dal punto di vista degli ultimi; un lavoro intenso e delicato in grado di fa appassionare i fan di Rosa e di introdurre chi non la conosce alla sua opera. Sin dal brano d’apertura Testa di Morto, c’è una sorta di introduzione alla vita artistica della Balistreri, che lascia il posto poi a un sound cupo, struggente, dai toni torbidi stile flamenco. Potente ed energica la  voce fa il suo ingresso caricando il brano di una forza quasi struggente. Stesse soluzioni compositive utilizzate per brani come Ti nni vai eA tirania, dove questo sound secco, “desertico” porta alla luce un arrangiamento dai toni decisamente “spagnoleggianti”, con le chitarre arpeggiate e una ritmica leggerissima che lascia il campo libero alla voce di Rosa struggente e quasi disperata.Bottana di to ma, Sognu comu nu conigliu e Carzari Vicaria hanno invece arrangiamenti più moderni, una sorta di miscela tra jazz, ritmi reggae/dub e la solita atmosfera popolare, torbida e fumosa, che ha caratterizzato gli altri brani; per questi pezzi è evidente una riscrittura generale che riesce a mantenere il tema originale, spostando però l’attenzione su queste sonorità più internazionali, più mediterranee con il gioco delle chitarre e delle tastiere in levare e il gioco di fiati che richiama ritmi balcanici.Una descrizione a parte merita Rosa, un brano strumentale dedicato, appunto, alla cantautrice: un brano dai toni cupi, soprattutto per quanto riguarda la ritmica e questa linea melodica intrecciata con un gioco di fiati dai toni jazz, solenni e rilassati. Un brano “violento”, “lancinante” che lascia il segno e che rispecchia l’opera artistica e umana di una grande artista come Rosa Balistreri.  Rosa del Sud è un disco profondo, intenso e complicato, nel senso che riporta alla luce un cantautorato “scomodo”, un cantautorato aspro e diretto ma, allo stesso tempo, delicato e acuto, come il dialetto col quale viene interpretato, che intensifica il senso delle parole creando un’atmosfera solenne e terrena, sanguigna.I Milagro Acustico hanno saputo reinterpretare l’opera, spesso dimenticata, di Rosa Balistreri costruendo un qualcosa di nuovo, ma comunque in linea con la “poetica” e l’opera artistica della cantautrice, dimostrando una sensibilità sia musicale, per gli arrangiamenti sempre impeccabili e mai invasivi, e sia umana nel riportare alla luce un cantautorato del genere con sensibilità, rispetto e grande passione.Un disco che merita l’ascolto soprattutto per chi non ha mai avuto a che fare con l’opera della Balistreri.

 Alessia Alberti - seesound   


Rosa del Sud”

Nel 1973, dopo la mancata ammissione al festival di Sanremo, Rosa Balistreri dichiarò in un’intervista: “Le mie storie di miseria provocheranno guai a molti pezzi grossi il giorno in cui l’opinione pubblica sarà più sensibile ad argomenti come la fame, la disoccupazione, le donne madri, l’emigrazione, il razzismo dei ceti borghesi (…)“. Bruciano ancora oggi, dopo 42 anni, queste parole… e i “miserabili”, passato l’effimero periodo divacche grasse tra gli anni 80 e 90, grazie alla crisi globale che non è altro che il nuovo assetto di questo mondo, aumentano in maniera esponenziale.Nella sua voce, forte e maestosa, si percepiscono tutti i soprusi e abusi subiti, prime sposa bambina, poi carcerata, emigrata e, come diceva lei: “Sono un’attivista che fa comizi con la chitarra (…)”. Rosa lotterà e continuerà a cantare fino alla morte per dare voce a tutti coloro che non ne avevano e ancora non ne hanno.“Rosa del Sud” è l’omaggio di Milagro Acustico a Rosa Balistreri, alla sua esistenza e alla sua Musica che, a dispetto dell’indifferenza, non morirà mai… proprio perché è radicata nella memoria della sua gente.Quello dei Milagro è un habitat lirico e delicato – che nulla toglie alla testimonianza, anche la più cruda – dove convivono meravigliosamente molteplici contaminazioni.“Solo chi è consapevole della propria tradizione può progredire intellettualmente senza deridere pauroso ciò che ignora (…).L’ambiente sonoro ricamato attorno alla voce campionata di Rosa Balistreri è talmente perfetto che non si percepisce nessun artificio blasfemo, anzi, c’è una sacralità coinvolgente da far invidia a molti buoni cristiani dabbene per questa società. In un’epoca storica dominata dai robot che arrivano a impastare e cuocere il pane quotidiano, l’uso dell’elettronica nella musica è d’obbligo… a patto che sia utilizzato in maniera equilibrata e sapiente come in questo caso. Il risultato è l’esaltazione di una già spiccata capacità di linguaggio e maturità artistica.Questo omaggio è la rievocazione dei Giganti, intesi come entità iconografiche di riferimento dal grande valore spirituale spirituale, che ci aiutano a coltivare e a combattere per gli ideali veri della vita… contro la logica globale, il consumismo e il malcostume, che non valgono più di una briciola di pane.Così l’Orchestra dei miracoli ci traghetta nei luoghi e nel tempo, nella storia dell’umanità…con un immaginario peschereccio; in cerca di emozioni ci trascina tra le correnti del mediterraneo, tra i flutti profondi del Bosforo…  per poi passare all’Oceano Indiano e risalire d’incanto il fertile Nilo.Palermo, Istanbul, Calcutta e Città de Il Cairo… la musica Andalusa e quella dei Balcani… tutto questo condito e pervaso da tanta Tradizione siciliana.I testi sono quelli tramandati dall’immenso patrimonio orale dell’Isola, e parlano di abusi da parte dei potenti, dei preti senza Dio… di sbirri, di buttane, della morte, dell’inferno e del paradiso. I temi del disco ci suonano tanto attuali da non sembrare una rievocazione e una testimonianza di Memoria… ma una rappresentazione della società dei giorni nostri, nitida e impietosa.Le atmosfere palpabili di questa Opera D’Arte, ci riportano in mente sonorità apparentemente distanti dal contesto…La tromba di Miles Davis in Siesta, Shiva Myth di Bill Laswell; e le immagini di film come Latcho Drom di Tony Gatlifo Il Tempo dei Gitani di Emir Kusturica; e ancora la Letteratura… l’esilio di Ibn Hamdis dall’Isola giardino e la Sicilia complessa e sfaccettata di Andrea Camilleri.“Quando il caldo si fa afoso e un triste silenzio ci avvolge, è il profumo della Rosa del Sud che ci culla nel mare della speranza (…)”.

Emanuele Cinelli - Magazzini inesistenti


Omaggio unico nel suo genere a Rosa Balistreri nel nuovo album dei Milagro Acustico, Grazie ad un sofisticato lavoro in studio di campionamento, la voce di Rosa Balistreri (scomparsa nel 1990) “rivive” nell’album dei Milagro Acustico “Rosa Del Sud”. Un incredibile progetto, molto sofisticato e davvero suggestivo, dove la magia della tecnologia da studio permette una sintesi perfetta con i Milagro Acustico, in questo disco che vede la virtuale presenza della popolare cantante siciliana.Ci siamo già occupati dei Milagro Acustico in occasione del loro concerto con i Flamenco Tango Neapolis di qualche mese fa all’auditorium ( http://romasuonabene20.altervista.org/blog/il-vent... n.d.r.) .La loro musica aveva già omaggiato i poeti arabi-siciliani a cui avevano dedicato alcuni dischi e progetti.Il nuovo lavoro “torna” in Sicilia ma questa volta per ripresentare o far conoscere  a chi non la conosceva ( devo confessare di essere tra i secondi ), il lavoro di quella che è considerata la “Voce” della Sicilia: Rosa Balistreri.Nata nel 1927 a Licata (Ag) e scomparsa a Palermo nel 1990, la Balistreri è figlia del popolo, nata da una famiglia povera, viene “data in sposa” a soli sedici anni ( siamo quindi nella Sicilia del 1943) ad un uomo che poi in alcuni concerti successivi definì (in dialetto) ladro, giocatore ed ubriacone. La sua ,come dalle premesse, non è una vita facile tra drammi famigliari , omicidi, suicidi maltrattamenti ed anche un periodo in carcere per l’aggressione al marito che si era “giocato” il corredo della loro figlia . Fino ai primi anni sessanta in cui conosce il pittore fiorentino Manfredi Lombardi che la presenta al mondo degli intellettuali del suo tempo.Cantava forse per sfogare la sua rabbia ma si è sempre definita una “….attivista che fa comizi con la chitarra…” e diceva di conoscere il mondo e le sue ingiustizie meglio di qualsiasi laureato , pur avendo imparato a leggere a 32 anni.Fu attiva anche come autrice teatrale anche se a renderla famosa fu proprio la drammaticità con cui interpretava i classici siciliani.I Milagro Acustico si sono avvicinati a questa autrice perchè << … non si può restare indifferenti di fronte all’opera di certi artisti che sono riusciti a rappresentare la voce dei disperati della terra portando la propria musica anche nei “funnachi e nelle grutti” cioè nelle piazze e nellecantine…. >>Come ci tengono a precisare il loro non è un lavoro di raccolta dei pezzi della Balistreri ma << …  “Rosa del Sud” ,(questo il titolo dell’album) è un lavoro unico nel suo genere; abbiamo infatti estrapolato la voce di Rosa da vecchie registrazioni, spesso eseguite amatorialmente, componendo brani inediti alla maniera “Milagro” per la sua voce e mixandoli insieme in una miscela inedita… >>Come ho tenuto a precisare non conoscevo l’opera della Balistreri ma il lavoro di Salmieri ed il suo gruppo aiuta proprio ad avvicinarsi a certi personaggi e a certe realtà, continuando a dimostrare che a volte non “ sono solo canzonette” …ma un ponte perr conoscere la nostra e le altre culture.

Giampaolo Vasselli - Roma Suona Bene


Rosa del sud è un originale omaggio alla grande e combattiva cantautrice siciliana Rosa Balistreri, fatto da un ensemble che si è sempre distinto per la qualità e raffinatezza delle sue produzioni.Uno dei principali tratti identificativi, questo dei Milagro Acustico di Bob Salmieri che, ancora una volta, dimostrano di essere fra i più interessanti progetti nazionali in ambito di world music. Soprattutto alla luce di un lavoro che riesce ad ammaliare anche grazie alla scelta di non riproporre tour court sprazzi di un repertorio così intimo e intenso come quello della Balistreri. Rosa del sud è infatti soprattutto una miscellanea di influenze musicali, in particolare mediterranee, ma anche jazz e elettroniche che i Milagro Acustico hanno originalmente concepito ed eseguito al fine di potervi agevolmente inserire la splendidae “vissuta” vocalità della Balistreri, tratta da artigianali e rare registrazioni originali. Un vero e proprio omaggio musicale sviluppato in maniera così personale e riuscita da poter convincere pienamente sia chi ha amato la Balistreri che gli stessi fan dei Milagro, passando agevolmente dalle intense coloriture flamenco di Testa di morto ai fiati balcanici e al reggae/dub di Sogno comu un cunigliu.

Tonino Merolli – Raropiù n. 27


La Rosa mediterranea dei Milagro Acustico

Nel peregrinare nel mare delle interazioni, intessute nel tempo, tra culture poetiche e sonore del Mediterraneo, Bob Salmieri, mente e anima di Milagro Acustico, era destinato, alla fine, come passaggio obbligato per chiunque voglia comprendere il senso del cantare in siciliano, a confrontarsi con l’immensità di Rosa Balistreri, con quella voce possente e di grande estensione, che portava in sé cantandole sofferenza, ingiustizia e rabbia universali, con disperazione e determinazione, ma anche ironia tutta isolana. In coincidenza con il ventennale della loro attività all’insegna di una world music colta e raffinata, che spesso ha esplorato le fioriture liriche del passato della Trinacria, com’è loro consuetudine, Bob Salmieri e Milagro Acustico hanno dato forma – ricorrendo peraltro il venticinquennale della scomparsa della Balistreri – a un concept album, che rende omaggio alla cantatrice licatese senza cedere alla tentazione dell’ennesima e usurata versione antologica del suo repertorio. Hanno scelto di percorrere un sentiero disagevole, che se da un lato troverà estimatori tra quanti riconosceranno la liceità della loro l’attenzione sensibile verso una straordinaria personalità, dall’altro potrà incrociare detrattori, che avranno confermata la loro visione della world music come di una sorta di ‘ingegneria genetica musicale’. Se è vero che la voce di Rosa non ha bisogno di altro, i Milagro Acustico hanno inteso contribuire seguendo, la loro estetica, a tenere accesa la luce su un’artista degna di stare accanto ad altre grandi signore del canto che hanno fatto la storia dei suoni del Mediterraneo. Diamo la parola direttamente a Bob Salmieri, che spiega le ragioni del progetto “Rosa del Sud”.Come nasce l’idea di “Rosa del Sud?”Abbiamo cominciato a pensare a un progetto su Rosa Balistreri qualche anno fa, avvicinandoci alle poesie di Ignazio Buttitta, al quale abbiamo dedicato il CD “Sangu ru Poeta” nel 2011. Rosa ha cantato alcune poesie del poeta e mi sono innamorato del suo modo di cantare, che trovo speculare al modo di Buttitta di fare poesia. Poesia e canto sociale, rivolto agli stessi ai quali sono dedicati i componimenti: contadini, carcerati, miserabili, insomma gli ultimi della Terra. Ma rendere omaggio a una cantante non è facile, quindi ci è venuta l'idea di utilizzare la sua voce mantenendo integra la durata del canto e non usando solo “campioni” come si fa in genere. Il disco è nato con procedure di crowdfunding, anche per pagare la licenza alla Warner Bros Italia per potere utilizzare la voce della Balistreri.Naturalmente, avrete fatto i conti con il fatto che molti lo avrebbero visto come un azzardo…Certo, anche perché non abbiamo semplicemente riarrangiato le sue canzoni, ma le abbiamo composte per intero, senza attenerci al genere folk popolare, piuttosto seguendo la nostra linea compositiva. Del resto, in passato abbiamo spesso compiuto azzardi, come quando abbiamo tradotto in siciliano le quartine di Omar Khayyam (“Rubaiyyat of Omar Khayyam” del 2004), pubblicato in America con un certo successo, con il triplo CD dedicato alle terme (“Thermae Atmospherae” del 2010), o ancora con la trilogia dedicata ai “Poeti Arabi di Sicilia”. Insomma, non c'è gusto se non ci si mette in gioco e non si rischia qualcosa, destabilizzando forse il nostro pubblico con scelte inaspettate, ma questo è il nostro modo di fare musica. Come sono stati scelti i brani? Molto semplicemente, prima abbiamo scelto le canzoni che ci piacevano di più da un punto di vista melodico e di testo, poi selezionando quelle che presentavano minori problemi nell'isolare la voce di Rosa. Infatti, la difficoltà più grande è stata proprio questa, isolare la voce senza usare filtri, che avrebbero potuto in qualche modo alterarla. Come si è sviluppato il lavoro di composizione e arrangiamento?nPer prima cosa, lavorando su linee melodiche alternative a quella principale della sua voce, affidandole di volta in volta ai fiati, alle corde o alle voci di coriste e del nostro cantante Marwan Samer; poi intervenendo sulla ritmica, sulle linee di basso, completamente assenti nei brani originali, e sulle percussioni. Questa è stata la parte più semplice e divertente, ma anche la più pericolosa: c'era, infatti, il rischio di snaturare le canzoni, di creare un ibrido, un artificio:  questo proprio non lo volevamo. Ci siamo affidati al cuore e abbiamo lavorato d’istinto. Prima di procedere alla pubblicazione, abbiamo fatto ascoltare alcuni brani a appassionati di Rosa, che con una certa nostra sorpresa, ci hanno comunicato il loro entusiasmo per il nostro lavoro. Così abbiamo capito che avevamo fatto qualcosa di interessante e anche di utile per la riscoperta di queste gemme preziose, che sono la voce e la persona di Rosa Balistreri. Che rapporto esiste tra testi e musiche?Prima di procedere alle composizioni, abbiamo lavorato sul testo, cercando di capirne lo spirito e l’essenza. È un lavoro che abbiamo fatto in passato con tutte le nostre canzoni composte su poesie.  Questi testi della tradizione popolare parlano di carcerati, di braccati, di traditori, a volte sembrano scene di un film: fermano l’immagine della cattura come in “Sognu omu un cunigliu”. Sono brevi componimenti, che però hanno un potere evocativo enorme, in più supportato dalla voce di questa cantante straordinaria. Poi abbiamo cercato di comporre musiche originali creando ambienti sonori diversi da canzone a canzone. Alcune molto essenziali, come “Ti nni vai”,  altre invece con arrangiamenti orchestrali, con sezioni di fiati che ricordano a volte le bande delle processioni siciliane, come i “Misteri di Trapani (“Carzari Vicarìa”), o ipnotiche come “Testa di Morto”, con la voce di Ignazio Buttitta che introduce la voce di Rosa. Speriamo che il nostro lavoro sia di gradimento ai vostri lettori, anche perché con “Rosa del Sud” celebriamo il nostro ventennale di attività artistica. Con il vasto ventaglio strumentale di corde, fiati, percussioni e programmazione elettronica che li contraddistingue, con la capacità di scorrere l’atlante sonoro del Mediterraneo, facendo trapelare qua e là tessiture jazz e assecondando aperture dub, l’ensemble ha felicemente creato musiche dal vigore misurato che avvolgono la sacralità vocale di Rosa proveniente da registrazioni amatoriali. Alle registrazioni hanno partecipato una ventina di musicisti italiani e stranieri: tutte le registrazioni sono state realizzate nello studio del gruppo. Il decimo disco della carriera dei Milagro Acustico si compone di sei brani su testi tradizionali siciliani e un notevole strumentale (“Rosa”, con un inserto vocale tratto da “Libbru di l’infami”), che simboleggiano la straordinarietà della cantante. Si parte con “Testa di Morto”, dall’incipt magnetico, prodotto dalla voce del poeta di Bagheria che evoca la figura umana e artistica di questa gigantessa del folk italiano, prima che il brano si avvii su coordinate sonore scure, intrise di umori andalusi e di innesti di fiati jazz. Canto lancinante e disperato in “Bottana di to ma”, che procede, musicalmente, tra arpeggi di baglama e chitarre, ritmiche in levare, tamburi a cornice e un ney che si aprono al mondo mediorientale. Sulla stessa scia si pone la potente “Sognu comu un cuniggiu” che si dilata con le aperture dei fiati fluttuanti, mentre in “A tirannia” e “Ti nni vai” l’incisività vocale di Rosa si erge sovrana su architetture compositive che dialogano con il suo canto, esaltandone tutta la grandezza canora. La conclusiva “Carzari Vicarìa” riflette la ricerca di un suono che mette insieme profili melodici mediorientali, andamenti jazz e richiami orchestrali che evocano processioni devozionali così centrali nella cultura siciliana. Un validissimo progetto artistico che rinnova l’amore verso l’opera di Rosa Balistreri.

Ciro de Rosa - Blogfoolk


Rosa Del Sud

Their website introduction to the album by Milagro Acustico has an apologetic start; “Probably, some purists will not like Rosa Del Sud,” Here’s the reason why.Rosa Balistreri (1927-1990) was a Sicilian singer of great power and emotion with a raw lived-in voice that won her many admirers. What this band has done is to license some of her voice tracks from Warner and set these to their own accompaniments. The must have feared that some will think that this is a travesty. To be able to consider this necessitates a familiarity with some of her original recordings and here, as usual, Youtube is very useful. This reviewer’s natural reaction would be ‘leave well alone!’ but comparing the simplicity of the original releases with these new Milagro Acustico settings, it would be very difficult to argue that the majesty of her voice has not been enhanced by these arrangements. The treatment sounds a sympathetic and worthy way of adding to theimpact of a very interesting voice.

Vic Smith fRoots november 2015


Milagro acustico – Rosa del sud (Culturalbridge)

I Milagro acustico sono un ensamble nato ormai vent’anni fa(1995) da Bob Salmieri, siciliano trapiantato a Roma. Nel corso degli anni compongono e ripropongono brani cantati in siciliano, turco, arabo attingendo a piene mani dal mar mediterraneo e ad ogni possibile influenza e riferimento. Ogni incontro musicale risulta una nuova preziosa ispirazione per l’evoluzione del loro progetto. Per questo Rosa del sud, che risulta essere il loro decimo lavoro, hanno scelto di registrare 7 brani con la cantante tradizionale siciliana Rosa Balistreri. E’ una sorta di ritorno a casa, ma alla loro maniera. Non è una semplice raccolta di noti brani della tradizione insulare, è un omaggio a chi ha cantato gli ultimi degli ultimi (braccianti, carcerati, disperati) costruendo ogni canzone intorno alla incredibile voce della cantante. Questo disco rappresenta un pezzo di storia dell’Italia più nascosta, tanto che viene interamente suonato con gli strumenti acustici della tradizione siciliana accostati ai classici chitarra (cigar box!!!), basso, batteria e fiati e qualche campionamento. In ogni pezzo riecheggiano ambienti e storie dimenticate che anche se non avvezzi all’idioma siculo, riescono a colpire per l’intensità dell’interpretazione. Un gioiello che gli appassionati di musica tradizionale non si faranno sfuggire.

Raffaele Concollato indie-roccia


Sicily’s Rose blooms once again: 

petals, thorns and all In his wanderings through the poetic and sonic landscapes of the Mediterranean, re-imagining the historical and cultural bedrock of his native Sicily, multi-instrumentalist Bob Salmieri was bound to encounter the music of singer Rosa Balistreri (1927-1990). Balistreri’s life-affirming songs truly embody the soul of the island’s folk music. Rosa del Sud, the tenth album by Salmieri and his band Milagro Acustico, pays tribute to the timeless singer from Licata. Salmieri has sampled Balistreri’s voice from old, poor quality recordings and thencreated original compositions that highlight her dramatic personality. Wind instruments and strings, voices and electronic programming, haveall been added to Rosa’s singing, along with a dense rhythm section. The entrancing opening, ‘Testa di Morto’ (with an introduction by poet Ignazio Buttitta) has Andalusian and jazzy flavours, while the powerful Middle Eastern-tinged ‘Bottana Di To Ma’ displays baglama (long-necked lute), guitar arpeggios and a swirling ney (flute). The texture spotlights the charm of Balistreri’s singing in ‘A Tirannia’ and ‘Ti Nni Vai’. Finally, by echoing the orchestrations of a brass band, ‘Carzari Vicaria’ evokes those religious processions so central toSicilian culture. It’s a sensitive homageto an iconic figure.

Songlines - Ciro De Rosa