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SICILIA ARABA (Cultural Bridge 2013)

“Dopo 1000 anni, se Dio vuole, i versi dei poeti arabi di Sicilia risuonano ancora. Ibn Hamdis, Abd Allah Sadus, Ibn al Qatta, Abu al Quasim abd al Rahman, le vostre poesie ci raccontano le sofferenze dell’amore perduto, l’angoscia per la propria terra invasa dai Rum. Normanni, svevi, spagnoli, francesi e altri hanno occupato la Sicilia, distrutto le moschee, asciugato i pozzi, ma non sono riusciti a cancellare le poesie. Tutti, sono venuti con la pioggia e con il vento sono andati. Bob Salmieri ha musicato le poesie, Marwan Samer le ha cantate e i Milagro Acustico le suonano per non dimenticare. Che la pace sia con voi”.

A partire dall’incipit, in arabo, del brano d’apertura, “Assalamu Alaikum”, si dipana questo racconto che è poesia, memoria di un retaggio glorioso sottratto all’oblio. “Sicilia Araba” è il nuovo concept album dei Milagro Acustico, che hanno aggiunto Medina Sound al loro nome e hanno fondato anche la propria etichetta discografica, la Cultural Bridge (www.culturalbridgelabel.com).  

Attivo dal 1995, l’ensemble guidato da Bob Salmieri (sax soprano, clarinetto, ney, baglama, tambur, percussioni) torna ad indagare l’imponente fioritura letteraria dei due secoli e mezzo (827-1091) di dominazione araba della Sicilia, l’isola giardino. Accanto al fondatore, troviamo gli storici componenti Andrea Pullone (chitarra classica, oud), Maurizio Perrone (contrabbasso), Maurizio Catania (percussioni, batteria) e il nuovo arrivato, l’iracheno-tunisino Marwan Samer, che oltre alle corde del suo oud porta una vocalità robusta, che ne fanno il valore aggiunto di questa nuova produzione discografica. Al quintetto si aggregano validissimi collaboratori: Maurizio Tiberi, voce in “Wadaan”, Carlo Cossu e Agnese Stelli al violino, Raffaele Mallozzi alla ribecca, Pachi Adikari Kalipada alla tabla, Spedino Moffa alla zampogna. È una celebrazione dell’antico crogiuolo culturale, che Salmieri e compagni officiano vestendo le liriche, cantate e recitate, con fitte ed equilibrate trame acustico-elettroniche, imperniate sui modi della musica araba e mediorientale; è musica evocativa e fascinosa, dai tratti a volte sontuosi, con inflessioni jazz, qualche cliché world ed efficacissimi spunti solisti di liuti e fiati. I versi (i testi sono scaricabili da www.milagroacustico.net) descrivono l’isola con occhio di ammirazione e di nostalgia assieme: “Ricordo la Sicilia, disperato dolore si rinnova per te nella memoria. Giovinezza, rivedo le felici follie perdute e gli splendidi amici. Oh Paradiso da cui fui cacciato!”, così Ibn Hamdis, esiliato dopo la caduta della dominazione araba; le sue parole sono musicate in “Dhakartu Siqilliyata”. La successiva “Balarm” evoca la Palermo islamica, che per il geografo Edrisi era “la più eccelsa metropoli del mondo”. È poi è la volta dello strumentale “Wadaam” (Addio) costruito su corde, ney, elettronica, percussioni e vocalizzi. Si fa strada sinuoso il violino in “Yalla Harrek”, in cui si canta: “Su, fa girare il calice / riempilo di rubini e bevi con noi/ dalla mattina alla sera. / Bevi al suono della lira bicorne / e dei canti di Ma ‘bad./ Non si vive davvero / se non che nel beato suolo di Sicilia, / un principato che s’innalza sopra quello dei Cesari. / Palazzi reali, davanti ai quali/ si ferma il viaggiatore. / Ammira questo luogo, che/ Allah l’ha colmato d’abbondanza”. Segue uno scritto di Ibn Jubair, che elogia la tolleranza di “Trapani”, dove chiese cristiane e moschee sorgevano l’una accanto all’altra. Dopo l’intreccio di corde del secondo strumentale, “Nostalgia”, si celebrano le glorie di “Favara”, città “dai due mari, tutto ciò che si desidera, si trova in te” e di “Noto”, altra perla di Siqilliya, “Allah protegga una casa in Noto e nubi cariche di pioggia la bagnino / La vedo con gli occhi del ricordo e a lei invio le lacrime che verso /Mi struggo di nostalgia per la casa, gli amici e la virtù delle donne / Chi partendo, ha lasciato il cuore in quella terra con tutto se stesso desidera tornare, terra mia!”, sempre nelle parole di Ibn Hamdis. Ancora un disco importante per Bob Salmieri & Milagro Acustico sulla via della conoscenza e del riconoscimento di un’eredità culturale; narrazione di un tempo passato che può aiutarci in epoca d’inquietudine come quella odierna.  

Ciro de Rosa - Blogfoolk

Inspired guesswork into thesounds of Moorish Sicily

This album is the latest instalment of a longstanding project to reimagine the music created by the Arab population of Sicily during the centuries before their expulsion by a new wave of Norman invaders. It sets millennial poems by writers such as Ibn Hamdis and Abu al Qasim Abd el Rahman for a quintet that is 80% Italian, the remaining 20% consisting of the voice and oud of Marwan Samer. The result is, at its best, quite exquisite. This is beautifully arranged, gracious music, imbued with a remarkablespacious atmosphere. The singing is riveting, managing to convey a feel of simultaneous precision and ecstasy, at times almost qawwali-like. The instrumental parts – violin, flute, limpid guitar and lute – are placed serenely against each other, or overlaid as if by a master sound architect. The best tracks here, most notably an odeto the glory of the abandoned city of Trapani, call to mind the beautiful country tonadas of Cuba and Latin America. In many ways, this could be a soundtrack to a major motion picture waiting to be made.

Philip Sweeney - Songlines

Questo disco è un pezzo di storia. O almeno le sue tracce sembrano volerla raccontare, ridisegnare, evocare. Quella a cavallo tra due millenni, vissuti nella “Siquilliya” della dominazione araba, di un’isola-giardino – si fa fatica a crederlo oggi – terra di convivenza tra moschee e croci cattoliche, culla di pace, centro nevralgico di scienze, di cultura e di arte.

I Milagro Acustico, di quegli anni, si parla del periodo che va dall’827 al 1091, riprendono le parole, colte tra i versi di quei poeti arabi che della Trinacria (si va bene, è un termine di origine greca...) rappresentarono la parte più dotta e nobile, e le traducono in musica. Un’operazione non proprio semplice da condurre, che l’ensemble capitanato da Bob Salmieri affida alla voce del cantante iracheno-tunisino Marwan Samer, attorno alla quale prendono vita nove pezzi ricchi di fascino. L’oud, la tabla, la ribecca sono solo una piccola parte dell’armamentario di “Sicilia araba”, un album che vira senza compromessi attorno al Medio Oriente e al suo suono: le spine sono staccate, il computer è in stand-by, la world-music un concetto sin troppo distante, l’etnico una bestemmia bella e buona. Cliché superati da un album vestito in modo meraviglioso, accompagnato da arrangiamenti corposi e contemporanei, cantato con passione (ed è quel che richiedono le liriche, le cui traduzioni sono disponibili sul sito web della band). Tutto molto accessibile, contenuto in una forma canzone dalla circolarità pop: per avvicinarsi all’ultima prova dei Milagro Acustico, in fondo è sufficiente armarsi solo di un po’ di curiosità, tutto il resto è compreso nel prezzo.

Giuseppe Catani - Rockit

Restituer à l’île italienne la page arabomusulmane de son histoire par la poésie et la musique : tel est le défi qu’ont relevé– avec leurs acolytes contrebassiste, violoniste, percussionniste et autres chanteurs –, le luthiste irako-tunisien Marwan Samer et l’Italien Bob Salmieri, fondateur en 1995 de l’ensemble Milagro Acustico, au ney et aux percussions.
Grâce à eux, voici que ressuscitent les textes d’Ibn Hamdis, Sadus abd Allah Ibn al-Qatta et Abu al-Qasim Abd al-Rahman, poètes arabes de Sicile. L’album témoigne d’un méticuleux travail de sélection. Le choix s’est arrêté sur des poèmes composés en exil et sous le règne des rois chrétiens, après la chute du royaume arabe. L’introduction de la contrebasse et de la batterie aux côtés d’instruments traditionnels, selon un arrangement au goût universaliste, n’est pas sans rappeler la diversité culturelle de la société sicilienne à l’époque où ces poèmes furent déclamés pour la première fois. Solennel et nostalgique, l’introduction en daff sur fond de violons langoureux de « Dhakartu Siqilliyata » (Je me suis souvenu de la Sicile) est un cri de douleur, celui d’avoir perdu une vie insouciante et fastueuse ; et que le oud lâche ses trémolos, nous voici submergés de tristesse. Tableau de louanges dédiées à la grandeur de cette terre, « Yalla Harrek » parvient à transmettre un sentiment de fierté. Sur un ton empreint de nostalgie, la musique de « Trapani » épouse l’invitation à l’ivresse que déroule le poème. La haine de l’ennemi rejaillit dans « Nostalgia » où l’espoir du retour n’est plus qu’une illusion, et l’improvisation au ney et au saz transpose avec authenticité ce chagrin inextinguible du paradis perdu.

Qantara n.90

Further ammo for those who believe that the Med is where it’s musically at right now. This latest from multi-instrumentalist Bob Salmeri’s quartet of Italian roots adventurers adds music to the words of Sicily’s Arabic poets from 1000 years ago.

For the uninitiated (which included me, until I received a copy of this CD), Milagro Acustico were formed in Rome in 1995 and have been exploring the relationship between Southern Italian and Eastern (mainly Arabic and Turkish) music ever since. Here, they’re joined by locally based Iraqi-Tunisian singer and oud player Marwan Samer to put musical flesh on the lyrical bones of the wordsmith of Sicily’s ‘Arabic Domination’ (827 – 1091).

According to the press release, the poetry is full of yearning and loss for love and homeland, which is just what it sounds like to these ears (I understand not a word) and Samer sings the hell out of everything. He’s got a flexible voice that can swoop and soar to heights of emotion, avoiding affectation and unnecessary embellishment, just getting straight to the heart of each song. This is heard to great effect on the closing Noto

which checks in at just under six minutes but, like most of the tracks here, could have happily gone on for twice as long and how often can you say that about an album? The instrumental accompaniment is sensitive, trancey and somehow both contemporary- sounding and appropriate to the ancient roots. The rhythm section’s tight, but it’s Salmeri’s masterful embellishments on various stringed and wind instruments (both Western and Arabic) that really steal the show on this project and let it fly way beyond the dry academic exercise it could have been to become something living, breathing and bursting with musical ideas. Hear a track on fRoots 47.

Jamie Renton - fRoots

In tempi in cui per esigenze di mercato anche la world music (o presunta tale) si imbastardisce in operazioni che mettono insieme musiche popolari del mondo e sound da discoteca, appena ho visto il disco in questione ho pensato di sentire un po’ di gargarismi arabi uniti a melodie e ritmi made in Sicilia ecc.. Ma la confezione del CD era troppo ben fatta, troppo curata, troppo autentica per essere un bluff, e la foto del gruppo in copertina troppo vera. Anche la label si presentava con il nome intelligente: cultural bridge; ed infatti in queste musiche il ponte c’è, anzi ce ne sono diversi: tra l’oggi e lo ieri (poesie dei secoli IX-XI dopo Cristo), la Sicilia e il mondo arabo, musicisti prevalentemente italiani e testi di poeti antichi della Sicilia Araba. Il primo ascolto ha immediatamente fugato i pregiudizi: un suono magico, un canto che nasce dalla vita, autentico, una serie di songs affascinanti. Fatta una breve ricerca scopro che ho a che fare con maestri dei generi musicali direttamente o indirettamente legati alla cultura araba, turca, siciliana ….. con tante pubblicazioni, ricerche, concerti di grande prestigio, con editori di rilievo. Insomma una musica degna di figurare fra le proposte culturali più qualificate di istituzioni musicali serissime. In questo disco, testi di poeti arabi di Sicilia a cavallo dell’anno mille, che cantano l’amore per le belle donne dell’isola, il rimpianto per l’amore perduto, la nostalgia verso una terra (che era la loro terra) da cui si sono dovuti allontanare, sono stati musicati da un siciliano (Bob Salmieri) che da vent’anni lavora con questo gruppo polietnico. L’area culturale è quella che si può definire mediterranea, crocevia di popoli e culture, di cui la Sicilia è centro. In quest’isola si sono incontrati (e scontrati) popoli indigeni, greci, cartaginesi, romani, arabi, normanni, tedeschi, spagnoli, francesi; e, in certi periodi, arabi e cristiani vivevano in piena armonia e rispetto reciproco (come si canta in Trapani); basta ricordare come circa un secolo dopo al periodo trattato, alla corte siciliana di Federico II° di Svevia, intellettuali, artisti, filosofi, scienziati di diverse origini etniche, dettero vita a uno dei centri più vivaci e ricchi del medioevo. Milagro Acustico suona strumenti arabi e, più in generale, mediterranei della tradizione e li suona con una bravura straordinaria; il cantante iracheno-tunisino Marwan Samer è bravissimo e tutta l’operazione è un autentico incanto, anzi un Milagro (e per di più acustico, senza elettronica).

Riccardo Bartaletti - La Scena

È nato prima l’uovo o la gallina? Il nostro pianeta era un’unica grande distesa chiamata Pangea, ma quanti milioni di anni fa le terre emerse si sono separate? E soprattutto, la musica che oggi conosciamo – specialmente nel nostro Paese – quanti debiti culturali deve ancora oggi a millenni di sperimentazioni nelle sue vicinanze e nelle aree limitrofe? Domande che sembrano retoriche ma che spesso affollano la nostra mente di malati musicali e che giovedì 28 novembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma hanno trovato parziale risposta grazie al concerto dei Milagro Acustico Medina Sound.

La formazione, nata nel 1995 per volere del polistrumentista Bob Salmieri, ha presentato il suo ultimo lavoro Sicilia Araba, che chiude un’ideale trilogia della band aperta con il disco Poeti arabi di Sicilia e continuata con Siqiliah – Terra d’Islam, incentrata sui testi dei poeti di tradizione araba che per ben tre secoli hanno solcato la Trinacria, centro nevralgico del Mediterraneo e crogiuolo di razze e costumi così differenti quasi da ricreare una nuova e sconcertante Pangea cultural-musicale.

Il risultato naturalmente non poteva che essere eccellente. Bob Salmieri riesce in ogni suo disco a portarci secoli addietro ricostruendo fantasie e atmosfere arabo-medievali con influenze pop che si mescolano, creando un’ideale prosecuzione tra vecchio e nuovo. I testi e i brani di questo ultimo lavoro si basano per la maggior parte sulla nostalgia del “paradiso perduto” che trabocca dai versi di Ibn Hamdis, autore di centinaia di composizioni con tema la Sicilia. Noto, brano e testo che omaggiano la sua città natale e Nostalgia – in cui si esibisce la grazia e la sensualità della ballerina Eda Ozbakay – sono probabilmente i più toccanti della serata, oltre alle vecchie composizioni in dialetto siciliano come Ianchi Capiddi e la bellissima Lu sposaliziu.

Ottima è l’esecuzione corale di tutti i Milagro Acustico, formazione che si avvale di una serie di strumentisti di primo piano e della vivacità canterina e spirituale del vocalist e funambolo dell’Oud, Marwan Samer e della guest-star Patrizia Nasini. Le sonorità del Baglama, del Ney e del Klarinet si sposano a meraviglia con Daf, Darbuka e batteria. Maurizio Catania, Andrea Piccioni e Maurizio Perrone non sbagliano un colpo nella parte ritmica mentre Carlo Cossu al violino e Andrea Pullone alla chitarra colorano con note turco-arabe la serata.

Davvero una notte piacevole e interessante in compagnia dei Milagro Acustico, cultori storici del Mediterraneo, che ci hanno regalato uno spettacolo musicale eccelso e un' secuzione perfetta con un filino di distacco emotivo di troppo.

Skandemberg - webzinejustkids

Solo per la loro dedizione e capacità di raccontare la poco conosciuta storia dei poeti Arabi in Sicilia meriterebbero sicuramente un riconoscimento. Se poi andiamo ad analizzare la qualità, assolutamente di livello internazionale, della loro world music di stampo mediterraneo mediorientale ci accorgiamo che i Milagro Acustico costituiscono un ensemble di tutto rispetto che, in quasi vent'anni di attività, non ha mai smesso di progredire ed affinare le proprie capacità. In questa prospettiva, anche Sicilia Araba, il nuovo e meraviglioso album della formazione fondata e capitanata dal polistrumentista bob Salmieri, si segnala come un'opera completa e assolutamente ricca fi fascino. Questo grazie alle sue raffinate sonorità acustiche e alla cura con la quale sono state ricercate ed utilizzate come testi delle canzoni, poesie di poeti arabi vissuti in Sicilia nei secoli che accompagnano la fine del primo millennio. Un'opera meritoria che contribuisce a mantenere vivo il ricordo di una presenza, a differenza di quelle che verranno a seguire, apportatrice di cultura, progresso e tolleranza.
Tonino Merolli - RaroPiù

Davvero encomiabili Bob Salmieri e i suoi nella ricerca che portano ormai avanti da anni su quel mitico passato della Sicilia che è la Siqilliya araba, gli splendori di un’epoca che fu all’insegna della tolleranza, dove i vari gruppi etnici convivevano in pace e la religione non scatenava conflitti. Lo stesso termine “jihad” era inteso in un’accezione di ascesi mistica, accogliendo l’interpretazione sufica che nei secoli IX-X, il periodo aureo della Siqilliya, prima dell’invasione normanna, si stava diffondendo in tutto il mondo islamico. E in questo caldo crogiuolo i Milagro Acustico pescano a piene mani, seguendo la traccia del grande orientalista Michele Amari, autore della “Storia dei Musulmani di Sicilia” in tre volumi, che dedicò un approfondito saggio ai poeti arabi della Trinacria Felix. Dunque poesia e musica, nomi famosi di allora, Ibn Hamdis, Abu al Quasim abd al Rahman, Ibn al Qatta, Abd Allah Sadus, i cui versi non parlano solo d’amore ma di esilio, la nostalgia e la tristezza per la patria invasa dagli stranieri. Così “Dhakartu Siqilliyata”, “Ricorda la Sicilia, disperato dolore si rinnova per te nella memoria”, brano tutto rifrazioni sonore e vocali, con quel ritmo cadenzato tipico della melopea araba. Ma il filo della nostalgia pervade l’intero album, a cominciare dal pezzo d’apertura, “Assalam Alaikum”, tenero e struggente, “tra me e te scorre una corrente infuocata”, o “Balarm”, la Palermo islamica, più denso, che evoca una città cosmopolita nonché centro di arte e di cultura. Seguono “Wadaam”, un pezzo strumentale molto sfumato, “Yalla Harrek”, il cui testo ricorda molto le “Rubaiyyàt” di Omar Khayyàm: “Su, fa girare il calice, riempilo di rubini e bevi con noi”, “Trapani”, che era passata sotto la dominazione normanna ma restando un luogo di tolleranza, dove chiese cristiane e moschee sorgevano fianco a fianco (“Il loro re ha detto: che ognuno invochi l’Essere che adora e in cui crede”, scrive Ibn Jubair). E, ancora, “Nostalgia”, “Favara”, “Noto”, brani stilisticamente compatti e di sottile fascino, come lo è l’intero cd.

 Tolleranza è il leit motiv che permea quest’ultima fatica dei Milagro Acustico e trasuda sia dai testi, ovviamente cantati in lingua originale, sia dalla strumentazione, che recupera il gusto dell’epoca ma filtrandola in chiave di caldo sound mediterraneo. Poiché qui, nel Mediterraneo, in quest’area dove il mare è sempre stato una via di conoscenza, avviene l’incontro fra culture, ieri come oggi. E soprattutto oggi è importante il dialogo, affinché il nuovo che sta emergendo da quella parte di mondo islamico bagnato dal Mediterraneo non sia preda di integralismi. E i Milagro Acustico sono decisamente sulla buona strada. Il gruppo: Marwan Samer, voce oud, Bob Salmieri (che ha musicato tutti i brani), ney, baglam, tambur, sax soprano, clarinetto, percussioni, Andrea Pullone, chitarra classica, oud, Maurizio Perrone, contrabbasso, Maurizio Catania, batteria, percussioni. Inoltre, come ospiti: Mauro Tiberi, voce, Carlo Cossu, Agnese Stelli, violino, Raffaele Mallozzi, ribeca, Giuseppe Spedino Moffa, zampogna, Pachi Adikari Kalipada, tabla.

Antonio Mazza - La voce di tutti

La cultura Araba in Sicilia attraverso i testi dei poeti vissuti a cavallo dell’anno 1000.****
Splendido lavoro dei Milagro Acustico che rivisitano ancora una volta la cultura araba siciliana da cui traggono splendide poesie da musicare. Bob Salmieri e il suo ensemble rivisitano le opere di poeti come Ibn Hamdis, Abd Allah Sadus, Ibn al Qatta, Abu al Qasim, Abd al Rahaman, tutti vissuti in Sicilia a cavallo dell’anno Mille e si riappropriano della sensibilità degli autori e della lingua originale grazie alla collaborazione ci Marwan Samer, cantante-musicista iracheno-tunisino. Le splendide melodie create con strumenti della tradizione mediterranea portano con se, il ricordodi quella specie di Paradiso che doveva essere la Sicilia della dominazione araba: un mondo sincretico, culturalmente aperto, che in qualche modo sta alla base della nostra prima forma di poesia e letteratura.
La musica dei Milagro Acustico va addirittura oltre ed esprime una sintesi musicale che abbraccia culture e strumentazioni dell’intera area mediterranea, in particolare della Turchia, da sempre fonte di influenze di tutte le genti che si affacciano sul Mare Nostrum. Spiccano strumenti come oud, ney, baglama che si aggiungono ad altri più consueti come chitarre, percussioni e fiati. L’atmosfera che il gruppo sa creare è di grande fascino e ci porta con un salto di fantasia, nei portidelle grandi città costiere ricche di traffici e diversità.

Jam – Roberto Caselli

Cultural Bridge è il nome dell'etichetta "battezzata" proprio dall'uscita di "Sicilia Araba". Un nome, "Cultural Bridge" che la dice lunga sul senso di questo progetto. Al di là dell'aspetto culturale e della ricerca, è sicuramente una scelta coraggiosa quella di mettere su un'etichetta discografica in un momento di forte crisi del settore e della società in genere. Milagro Acustico, lo abbiamo già scritto in altre occasioni, nasce come un combo aperto alle esperienze culturali di tutti gli artisti di radici mediterranee. Anche in quest'occasione, i colori tipici della Sicilia s'intrecciano in modo indissolubile, con la cultura araba. "Sicilia Araba" può definirsi come la naturale prosecuzione dei precedenti lavori e in che cosa si differenzia? Sembra in effetti una follia oggi mettersi in un settore come quello discografico che sta morendo. Noi speriamo che stia solo mutando e che questa in fondo, sia una grande opportunità per chi, come noi, non può fare a meno di fare musica e di raccontare la proprie storie. A volte il “piccolo” sopravvive dove il “grande” è costretto a cedere, speriamo sia così. Certamente Sicilia Araba segue il percorso che abbiamo tracciato fin ora, con due CD dedicati sempre ai Poeti Arabi di Sicilia, ma questa volta siamo andati più in profondità, cantando le poesie nella loro lingua originale grazie alla presenza del cantante e musicista tunisino-iracheno Marwan Samer; chi meglio di lui poteva interpretare la nostalgia per la propria terra e gli amici lontani?   

Come è nata la collaborazione con il cantante Marwan Samer?

Per puro caso; venne a sentirci in Auditorium a Roma a gennaio scorso e alla fine del concerto venne a complimentarsi; da lì è nata l’amicizia. Lui mi chiama “paesà” da quando ha saputo che mio padre è nato a Tunisi. Marwan è un personaggio straordinario: grande cantante e ottimo suonatore di oud, ma la cosa che lo caratterizza di più è il suo entusiasmo contagioso. Ci siamo messi subito a lavorare sui brani nuovi e nell’arco di pochi mesi, abbiamo registrato tutto il disco. Direi che senza entusiasmo non si può fare il musicista e forse nessuna altra cosa. Marwan soffre molto per la situazione in Tunisia, motivo per il quale forse ha interpretato così passionalmente queste poesie che hanno come tema principale la nostalgia  e il distacco dalla propria terra.

Nello spirito del cd c'è il desiderio di raccontare la Sicilia, attraverso la voce di poeti come Ibn Hamdis, come un "paradiso perduto". Cosa conserva, oggi, la Sicilia, dal punto di vista culturale, oltre che musicale, di quell'isola raccontata dai versi di questi poeti arabi?

Sicuramente un certo retaggio. In molti sono passati dalla Sicilia nei secoli, ma credo che nessuno abbia lasciato un’impronta così forte nell’indole e nello spirito dei siciliani come hanno fatto gli arabi. Non voglio fare un elenco delle qualità e dei difetti ma non posso fare a meno di citare l’ospitalità; chi ha viaggiato in Medio Oriente, ha conosciuto l’ospitalità che in genere viene riservata allo straniero; ecco la stessa ospitalità si ritrova in Sicilia, basti pensare alla gente di Lampedusa e a quella della costa che suo malgrado si ritrova spesso a fare da prima accoglienza ai migranti.

Nei nostri lavori cerchiamo di parlare di una Sicilia diciamo così, trasfigurata; proprio perché quella Sicilia non c’è più ma non è neanche morta. Vive nello splendore evocativo della sua terra e del suo mare, nell’indole della sua gente e nel continuo confronto con “l’altro”, particolarmente drammatico in questi anni a causa di una migrazione forsennata che vede ogni giorno la tragedia di questa epopea infinita della migrazione, e per ultimo, grazie anche la lavoro di chi, come noi, ha capito la grande importanza del retaggio culturale, del confronto, della storia, che nel caso della Sicilia, è stata un po’ negata. Mi chiedo cosa ci sarebbe restato della storia araba della Sicilia senza il lavoro folle di Michele Amari che redisse a metà dell’800 la “Biblioteca Arabo-Sicula” e “la storia dei Musulmani di Sicilia”. Ma poi, c’è qualcosa che va aldilà della volontà degli uomini; penso al miracolo delle poesie sopravvissute per mille anni a distruzioni, incendi e catastrofi e che sono giunte fino a noi per amore di qualcuno che le ha conservate e tramandate.

Palermo, Noto, Trapani, Favara, sono le città protagoniste del disco. Ma potremmo aggiungere "perle" come Taormina, il barocco di Scicli e di Ragusa Ibla, il fascino primordiale della lava dell'Etna e le mille contraddizioni che attraversano Lampedusa e tutte le coste invase da centinaia di migranti spinti dalla disperazione. Che effetto fa vivere e raccontare una terra che, negli ultimi decenni, è stata saccheggiata delle proprie tradizioni, della propria cultura, di quello spirito d'accoglienza e di apertura mentale trasformati oggi in tolleranza?

Forse vivendo a Roma, colgo della Sicilia solo gli aspetti positivi. Sono spesso a Trapani, mia città d’adozione, ma viverci credo sia un’altra cosa. Certo, si avverte la mancanza di un progetto di conservazione e di sviluppo, ma ci sono anche tanti segnali positivi, nonostante tutto. Penso proprio a Trapani che in questi ultimi dieci anni è risorta, come anche Siracusa. Devo dirti la verità, trovo i siciliani molto aperti, pronti per i cambiamenti, tolleranti e vigili, magari un po’ poco attenti ai propri tesori, uno per tutti il poeta Ignazio Buttitta.

Leonardo Lodato - La Sicilia

Buongiorno a tutte e tutti! ben ritrovati. Vi ricordate di quell’articolo sui Milagro Acustico e la loro musica, su testi degli antichi poeti arabi di Sicilia? Vi avevo proposto un’intervista a Bob Salmieri, ancora visibile in http://arabpress.eu/la-poesia-arabo-sicula-rivive-nella-musica-di-bob-salmieri-e-i-milagro-acustico/.

Come ci eravamo ripromessi, con Bob, abbiamo ripreso il discorso, in occasione dell’imminente uscita del nuovo CD  ”Sicilia Araba”, arricchendolo con contenuti e riflessioni che, ahimè, oggi sono ancora più che mai attuali. Ecco a voi la nuova intervista a Bob Salmieri!

C.: Ciao Bob, eccoci di nuovo nel mio Salotto musicale, per presentare ai lettori una bella novità in campo musicale: sta per uscire il nuovo CD realizzato con i Milagro Acustico, “Sicilia Araba”, un titolo che dice già molto.

Abbiamo avuto modo di raccontare, nel precedente articolo in cui ti ho intervistato, del tuo profondo interesse per la poesia araba in Sicilia. Questo CD, quindi, si inserisce in un solco già ben definito, nella tua produzione musicale, con i Milagro Acustico.

“Sicilia araba” è un CD suggestivo, con una bella voce cantante e con le ricche sonorità di strumenti che avvicinano il mondo occidentale a quello arabo e mediterraneo. Dal sax al nay, tanto per intenderci.

A ritmo di un moderno wahada si apre il CD, con un bel brano di presentazione, giusto? Ora lascio a te la parola, Bob, per illustrarci il contenuto del CD: i testi degli antichi poeti arabi, le scelte musicali per dare una veste a quei testi, gli strumenti usati, i musicisti che vi hanno partecipato, il tuo ruolo in tutto questo, la nuova etichetta …

B: E’ un piacere ritrovarsi nel tuo salotto a parlare di musica e di poesia. Con “Sicilia Araba”, apriamo una nuova stagione e una nuova strada per affrontare il tema della “vicinanza” culturale con i paesi del Mediterraneo, prima ancora che della poesia e della musica. Questa vicinanza, nei secoli, ha influenzato reciprocamente le nostre culture; io credo che questa sia la ricchezza più grande per un paese. La mia ostinazione, se così si può chiamare, nel proporre ancora una volta i versi dei Poeti Arabi di Sicilia, oltre che per il mio retaggio culturale e familiare, è atta a contrastare quanti negano questa storia e questa vicinanza. Un oltraggio al nostro trascorso che così fortemente ha caratterizzato la storia della Sicilia e di tutto il Mediterraneo. Cominciò il principe Ruggero d’Altavilla che pose fine al dominio islamico della Sicilia nel 1091; la prima cosa che ordinò, fu quella di distruggere qualsiasi segno degli Arabi che aveva dominato la Sicilia per quasi tre secoli. La leggenda vuole che in una sola notte furono distrutte più di 300 splendide moschee, nella sola Palermo. Con la stessa logica, ancora oggi quando andiamo a fare le nostre “guerre di pace”, i primi obiettivi sensibili da distruggere, sono i siti culturali subito dopo quelli militari.. (vedi in Iraq ). Questo modo di agire, scatena le perplessità degli scettici che mettono in dubbio la rilevanza culturale della dominazione araba in Sicilia, asserendo che se fosse stata così importante, avrebbe lasciato più reperti… Ricordo che quasi tutto il patrimonio letterario e poetico della dominazione araba della Sicilia, si deve alla caparbietà e volontà di un solo uomo: Michele Amari che, a metà del 1800, cominciò un lavoro certosino di raccolta e traduzione (dovette imparare l’arabo) di tutti i reperti inerenti al periodo, redigendo così la “Biblioteca Arabo-Sicula” e la “Storia dei Musulmani in Sicilia”, testi reperibili solo presso qualche libraio siciliano. E poi non si può ignorare la tragedia quotidiana, la saga infinita dei migranti che da secoli attraversano il Mare Nostrum, per un verso o l’altro, in cerca di una vita migliore. I miei bisnonni emigrarono dalla Sicilia, più precisamente da Favignana, per cercare fortuna in Tunisia, dove sono rimasti per tre generazioni. Ecco, i Poeti Arabi di Sicilia, io li vedo un po’ come fossero gli antenati di questi poveri migranti che approdano sulle nostre spiagge o che muoiono in mare. Per questo il loro messaggio oggi, è più importante che mai.

Dopo questo dovuto preambolo, parliamo un po’ di SICILIA ARABA. Avevo idea di affrontare ancora le poesie dei Poeti Arabi di Sicilia, ma volevo farlo in modo diverso, andando più in profondità. Volevo sentire la loro “voce”. Così, quando ho conosciuto per caso Marwan Samer, (cantante e musicista tunisino/iracheno) non mi sono fatto sfuggire l’occasione e l’ho coinvolto in questa operazione. Lui ha interpretato le poesie come nessun altro poteva fare; anche lui esule, lontano dalla sua terra e dalla famiglia; non c’è stato bisogno di dargli indicazioni, perché quei versi lo toccavano più che a tutti noi. In pochi mesi, abbiamo registrato tutti i brani e completato un lavoro che avevo cominciato un paio di anni fa ma che non riuscivo a portare avanti.

Gli strumenti utilizzati, sono gli stessi che usiamo da sempre, quelli della tradizione mediterranea come oud, ney, baglama, tambur, camanchè daf, davol, ma anche strumenti contemporanei come appunto sax soprano, violino, chitarra e batteria (per quanto contaminata da un set etnico). Alcuni arrangiamenti si avvicinano un po’ al jazz ma è difficile descrivere a parole la nostra musica perché non segue alcuna corrente e soprattutto cerca di allontanarsi il più possibile dall’idea di “arabismo” o “etnicismo”. Facciamo una musica originale e moderna, l’unico aggettivo che userei è “evocativa” ma, cosa vogliamo evocare, non lo so di preciso neppure io. La Sicilia in questo disco per l’appunto è una terra che non esiste più se non nei versi dei poeti, un paradiso perduto, che si può riportare in vita solo con la potenza evocativa della poesia e della musica.

I testi, sono stati scelti dando prevalenza a quelli che parlano della Sicilia perduta, quindi il tema prevalente è la nostalgia. Ovviamente il poeta che ritroviamo più spesso è Ibn Hamdis, non a caso nominato il poeta del distacco. Cito solo alcuni versi:” Ricordo la Sicilia, disperato dolore si rinnova per te nella memoria. Giovinezza, rivedo le felici follie perdute e gli splendidi amici.  Oh Paradiso da cui fui cacciato!”

Gli fanno buona compagnia Abu al-quasim abd al Rahman, Abd ar Rahman Muhammad Ibn Umar detto al Butiri as Siqilli, e altri.

Eccetto Marwan Samer (Voce e oud) che comincia con questo disco la sua partecipazione con Milagro Acustico, i musicisti sono gli stessi di sempre: Andrea Pullone (chitarra e oud) Maurizio Perrone (contrabbasso) Maurizio Catania (Batteria e percussioni) e Bob Salmieri (Ney, baglama, sax soprano, Klarinet, tambur, percussioni)

Ci accompagnano come ospiti: Carlo Cossu e Agnese Sielli (violino), Raffaele Mallozzi (Ribecas) Giuseppe Spedino Moffa (zampogna) Pachi Adilari Kalipada (tabla) e Mauro Tiberi alla voce.

Il mio ruolo in tutto questo, mi chiedi… dunque, dal facchino al compositore. Diciamo che principalmente mi occupo della ricerca, poi, delle composizioni, delle registrazioni che facciamo nel nostro piccolo studio, del mastering, della grafica. Coadiuvato comunque dal nucleo più ristretto dei Milagro Acustico che è in attività da quasi venti anni. Questa nostra autosufficienza ci ha portato a decidere di renderci indipendenti anche discograficamente, così quest’anno abbiamo deciso di fondare la nostra etichetta discografica, “Cultural Bridge indie label” (www.culturalbridgelabel.com) che ha prodotto SICILIA ARABA e che produrrà i nostri prossimi lavori e quelli dei gruppi che sceglieranno la nostra etichetta per i loro lavori. Questa decisione nasce dal fatto che il mondo della discografia è cambiato, non ha più senso rivolgersi ad altre etichette indipendenti perché non hanno la possibilità di investire su più progetti e spesso si limitano a metterti in catalogo sperando che il gruppo trovi da solo la sua fortuna e di conseguenza, alche la loro. Nel corso di questi anni abbiamo realizzato 9 cd, due dei quali pubblicati in America;  abbiamo vissuto il declino di questo mondo; la nostra prima pubblicazione nel 2001, fu edita da una etichetta americana (Tinder records) con un contratto di tutto rispetto. Via via, il valore contrattuale sì è sempre più abbassato e siamo arrivati con gli ultimi cd pubblicati in Italia, a dover partecipare economicamente con l’etichetta per la stampa dei dischi. Tanto vale allora ci siamo detti, renderci indipendenti ed eccoci qui.  

Cinzia Merletti - Arab press

Milagro Acustico is a marvelous southern Italian band that, under the direction of Bob Salmieri (a ney and saxophone player), has released many programs of thematically-linked music. These two – Sicilia Araba, Arabic Poets of Sicily 827-1091 (2013), and Rosa del Sud (2015) – are very different in focus. Southern Italy has an ancient heritage of being a crossroads in the Mediterranean, with the Italian population being exposed to Greek, Middle Eastern, and African influences. On Sicilia Araba, the ensemble explores the Islamic influence upon Sicily. Rosa del Sud revisits the music of Sicilian singer Rosa Balistreri in an extraordinary fashion, by using recordings of Balistreri's voice in their own new musical settings. What both albums have in common are chords of memory and history that resonate today.

These two recordings give us Milagro Acustico at their best. The sound is positively luscious, and the band has updated it by simply allowing the instruments breathing room; both albums sound primarily acoustic, with little or no electronic backing. They have mined Arabic poetry before, and on Sicilia Araba the band sounds both sinuous and deeply funky. Maurizio Catania, drummer for the fusion project Unnaddarè, adds a deep pulse and lightness of touch to the combined efforts of the group. The Arabic influence in Sicily runs deep, from times of conquest in the 700 to 800s, up through the Norman Conquest from 1075 to 1087. Muslim civilization contributed greatly to expanding Sicilian agriculture and trade. And, of course, there was poetry. The texts themselves – comprised of fragrant poetry -- are sung in a keening, passionate mode; these are songs of both arrival in Sicily, experiencing Sicilian life, and of mourning Sicily from afar.
Rosa del Sud exhumes Rosa Balistreri's voice itself. The album, just shy of thirty-one minutes, is an experimental EP. Balistreri was born in 1927 in Sicily, and died in 1990 in Palermo. She experienced her share of poverty and sadness over her lifetime. A daughter of the south, like many others she moved away from Sicily to seek a better economic livelihood. Balistreri worked as a maid, as well as at other laboring jobs. With men, she found herself exploited; Balistreri attempted to kill her first husband, and later, as a maid with a wealthy family, she was impregnated by a son of the family and ended up on the streets. Nonetheless, Rosa Balistreri found herself in close connection with artists, and she also sang: Dario Fo recognized her talent, and her recording output bloomed.

Rosa del Sud situates Balistreri's strong voice, redolent of a life of struggle, in sonic environments that quite often dip into reggae; the songs swoon and sway with sympathetic dance vibes. The connection, of course, between Balistreri and reggae lies in suffering and the resilience born out of bearing the sorrows of life: whether Jamaican or a poor southern Italian, the sentiment is heartfelt. Milagro Acustico carries off this daring project with grace.

Lee Blackstone - Rootsworld